Se sulla linea di partenza della prima, mitica e storica, edizione del giro del mondo in equipaggio la Whitbread Round the World Race c’erano ben tre scafi italiani, si deve ritornare con la memoria fino al 1993 per ritrovare un altro team nazionale.
La barca era Brooksfield, l’equipaggio forte e determinato ma le fortune in mare e in regata furono alterne e i più li ricordano per il colore verde dello scafo (alcuni scaramantici marinai portofinesi proprio a quella tonalità fanno risalire tutti i guai) e per l’incidente occorso nel mezzo dell’Oceano pacifico. Nel 2001, fu la volta dei due team voluti da Leonardo Ferragamo e affidati all’esperienza e alla “durezza” del neozelandese Grant Dalton, ma che, tuttavia non fece sentire il mondo della vela nostrano né coivolto nè mai molto vicino all’impresa.
Finchè, pochi mesi fa, strategica fu una traversata a bordo di Stealth, il maxi che fu dell’avvocato Gianni Agnelli, che oggi è di proprietà dei suoi nipoti e spesso fa bella mostra di sé ormeggiato alla banchina dello Yacht Club Italiano. A bordo, nelle lunghe ore di navigazione sulle grandi onde atlantiche, John Elkann e Giovanni Soldini hanno avuto il tempo di fantasticare, di fare piani e programmi per realizzare un sogno di sempre.
Sapevano, Soldini e Elkann, che al loro ritorno avrebbero trovato nel presidente Carlo Croce e nello YCI due punti d’appoggio per dare il via, finalmente a un nuovo team per partecipare alla più affascinante e avventurosa regata esistente. Il giro del mondo in equipaggio: la Volvo Ocean Race. E così è stato, è nato il team Italia 70.
Presa la decisione, si è scelto di acquistare una delle barche più performanti dell’ultima edizione, sistership dello scafo vincitore e disegnata dal fortissimo progettista argentino Juan Kouyoumdjian: Ericsson 3. Il 70 piedi è quindi stato trasferito da Stoccolma a La Spezia dove faranno base il team, la barca e le attrezzature.
La presenza di John Elkann, vicepresidente del Gruppo Fiat a soli 33 anni e di Carlo Croce, presidente della Federazione Italiana Vela, fungerà senza dubbio da garanzia nella ricerca di aziende sponsor e di partner che possano finanziare non solo il progetto ma anche un piano strategico, di comunicazione e sportivo. L’idea, infatti, è quella di creare una sorta di “Squadra Oceanica Nazionale” e di produrre un gruppo che abbia una forte caratterizzazione italiana.
Secondo il presidente Carlo Croce, infatti, il team non solo segnerà il ritorno in grande del tricolore nelle competizioni oceaniche in equipaggio, ma sarà anche lo strumento perfetto per promuovere la vela d’altura nel nostro paese e, soprattutto, nelle giovani generazioni. Il lavoro più arduo, soprattutto per Soldini, sarà ora quello di mettere in piedi un team di livello, che includa anche i cosiddetti “rookies” ovvero giovani sotto i trent’anni come vuole il nuovo regolamento della Volvo Ocean Race.
Il carisma e la tenacia di Giovanni rappresenteranno sicuramente il cemento per creare il team. «Voglio una squadra forte, in Italia non ci sono tanti velisti oceanici e credo si debba cominciare a pensare a una nuova generazione di atleti capaci di affrontare una regata tanto dura e impegnativa. Il requisito principale è la passione» ha detto Soldini in occasione della presentazione di Italia 70 nei locali dello YCI «Chi non è appassionato è meglio che non bussi alla nostra porta».
Passione che non difetta certo al quarto, e fondamentale, protagonista del gruppo e da molti anni atleta di punta del Club: Pietro D’Alì. Come non gli difetta l’esperienza, del resto. Pietro ha fatto di tutto, dalle classi olimpiche alla Coppa America, dai piccoli monotipi alle grandi barche, dal tranquillo Tigullio agli oceani.
Lo si ricorda, poco più di un ragazzino a bordo dei vari Guia di Giorgio Falck, poi anche lui su Brooksfield, in solitario alla Figaro e ultimamente in coppia con Giovanni sul Class40. Ora, sarà il braccio destro velico di Soldini, a bordo di Italia 70. Dove, orgogliosamente, sventolerà il guidone bianco e rosso dello Yacht Club Italiano.